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fase archeologica dell'Egitto preistorico

Naqada II

Naqada II

Naqada II, o gerzeano, è il secondo stadio della cultura di Naqada, nel periodo predinastico dell'antico Egitto; il periodo è compreso tra il 3500 e il 3200 a.C. circa (tra il 3650 e il 3300 a.C. secondo Hendrickx). La cultura gerziana o di Naqada II è preceduta dalla fase amraziana (Naqada I) e seguita dalla fase semainiana (Naqada III). Si sviluppò nell'Alto Egitto, con i principali centri di Naqada, Hierakonpolis e Abido. È contemporanea al periodo di Uruk in Mesopotamia.

Il nome «Naqada» (in antico egiziano Nubt) significa letteralmente «Città dell'oro», a riflettere la straordinaria ricchezza aurifera del deserto orientale e la posizione strategica di Naqada e della vicina Copto nel commercio di quel metallo. Il termine alternativo "gerzeano" per questo periodo deriva dal nome della città dei primi rinvenimenti, Gerzeh (in arabo الجرزة, anche Girza o Jirzah), sulla riva occidentale del Nilo, a est del lago del Fayyum.

Il periodo si divide, secondo Werner Kaiser, nelle sottofasi IIa, IIb, IIc e IId. Negli stadi IIa e IIb aumenta la popolazione, vengono introdotte nuove tecniche, la struttura sociale si differenzia e compaiono oggetti lavorati di qualità superiore. Nelle fasi IIc e IId la cultura si espande dall'Alto Egitto verso il Basso Egitto. La fase IId è ritenuta il momento in cui si posero le fondamenta dell'Egitto dinastico, con la comparsa dei prodromi della regalità, della scrittura e della religione organizzata attorno a divinità definite.

La caratteristica principale che distingue il periodo amraziano dal gerziano è la maggiore quantità di decorazioni sugli oggetti in ceramica del secondo periodo. Il periodo è inoltre caratterizzato da intensi contatti commerciali con la Mesopotamia e il Levante, dalla comparsa di artigianato specializzato d'élite e dall'emergere delle prime strutture proto-statali.

Il periodo gerziano si conclude generalmente con la formazione dei primi regni nell'Alto Egitto e nel Basso Egitto.

Storia degli studi e cronologia

Cronologia della formazione dello Stato nell'Egitto antico.
Cronologia della formazione dello Stato nell'Egitto antico.

La prima classificazione sistematica dei siti di Naqada si deve all'egittologo britannico Flinders Petrie, che nel 1894–1895 condusse due campagne di scavo nella regione di Naqada insieme a James Quibell, portando alla luce oltre 2 300 sepolture databili al periodo predinastico e alla prima epoca dinastica. Analizzando il materiale ceramico proveniente da queste tombe, Petrie sviluppò un innovativo metodo di seriazione noto come "date di sequenza" o "datazione sequenziale" (Sequence Dating, SD), basato su 9 classi ceramiche principali e oltre 700 tipi specifici. Assegnò a ciascun gruppo un numero progressivo compreso tra SD 30 e SD 80, valori scelti deliberatamente per consentire future estensioni in entrambe le direzioni.

Petrie suddivise l'insieme dei contesti in tre grandi «culture», che considerava distinte sia culturalmente sia cronologicamente: l'amraziana (SD 30–37, dal cimitero di el-Amra), la gerzeana (SD 38–60, dal cimitero di Gerzeh) e la semainiana (SD 60–75, dal cimitero di Es-Semaina). Questi termini sono stati in larga misura sostituiti dalla nomenclatura Naqada I, II e III, tuttora in uso.

Nel 1957 Werner Kaiser propose una revisione sostanziale del sistema di Petrie, attribuendo maggiore peso alla distribuzione spaziale dei materiali all'interno dei cimiteri e introducendo ulteriori suddivisioni interne per ciascuna fase, denominate Stufen e indicate con lettere maiuscole (ad esempio IIa, IIb, IIc, IId). Il sistema di Kaiser è rimasto la base della cronologia relativa predinastica, con successive integrazioni e affinamenti da parte di Stan Hendrickx, che ha incorporato i dati di un numero assai maggiore di siti di scavo.

L'affidabilità del sistema come strumento di datazione relativa è stata testata e in larga misura confermata da uno studio del 2014 basato sulla datazione al radiocarbonio dell'intero corpus di date disponibili per il predinastico egiziano: i risultati mostrano che i blocchi principali della sequenza (IC–IIB, IIC–IID, IIIA1–IIIA2) si susseguono correttamente nel tempo assoluto, mentre la risoluzione a livello di singole sottofasi rimane meno affidabile.

Per il periodo di Naqada II specificamente, le datazioni assolute variano a seconda delle fonti: tra 3500 e 3200 a.C. secondo la letteratura tradizionale, tra 3650 e 3300 a.C. secondo Hendrickx. Le sottofasi IIa e IIb corrispondono ai valori SD 38–45, mentre le sottofasi IIc e IId coprono i valori SD 45–62.

Contesto geografico e ambientale

Mappa dell'Egitto antico con l'indicazione dell'Alto e del Basso Egitto e dei principali siti lungo il Nilo.
Mappa dell'Egitto antico con l'indicazione dell'Alto e del Basso Egitto e dei principali siti lungo il Nilo.
Principali centri di insediamento della cultura di Naqada II–III nell'Egitto predinastico.
Principali centri di insediamento della cultura di Naqada II–III nell'Egitto predinastico.
Graffito rupestre in arenaria con figure umane stilizzate e animali africani. Naqada II. Museo Egizio di Torino, inv. S 18006.
Graffito rupestre in arenaria con figure umane stilizzate e animali africani. Naqada II. Museo Egizio di Torino, inv. S 18006.
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La cultura di Naqada II si sviluppò nell'Alto Egitto, la stretta striscia di pianura alluvionale che costeggia il Nilo dalla Prima Cateratta verso nord fino alla regione menfita. L'area d'origine è concentrata attorno alla curva di Qena, l'ansa in cui il fiume descrive un'ampia deviazione verso est prima di riprendere la direzione settentrionale: in questa zona si trovano i tre principali centri della cultura gerziana, ovvero la stessa Naqada (con il grande cimitero predinastico sulla riva occidentale), Hierakonpolis (l'antica Nekhen, centro religioso e politico sull'odierno Kom el-Ahmar, nei pressi di Edfu) e Abido.

La posizione geografica era di importanza strategica sotto più profili. A est, il deserto orientale offriva accesso a risorse minerarie di grande valore: oro, rame, pietre dure (corniola, grovacca) e ossidiana, mentre le rotte carovaniere verso il Mar Rosso e il Sinai attraversavano i wadi del deserto. A ovest, il deserto libico costituiva una barriera naturale. La pianura alluvionale, larga in media pochi chilometri, era rinnovata ogni anno dalle piene del Nilo, che depositavano il limo necessario a raccolti abbondanti di cereali e sostenevano un allevamento articolato.

Geograficamente la città di Gerzeh, teatro delle prime scoperte, è in realtà un sito periferico della cultura gerziana nella sua espansione verso nord, essendo situata nel Basso Egitto a est del lago del Fayyum, ben distante dai tre centri principali dell'Alto Egitto.

Il periodo di Naqada II coincide con la fase conclusiva di un prolungato mutamento climatico che aveva investito tutta l'Africa settentrionale. Tra circa il 9000 e il 5500 a.C., il cosiddetto periodo umido africano (informalmente noto come «Sahara verde») aveva reso abitabili vaste aree dell'attuale Sahara: l'intensificazione del monsone africano portava le piogge fino alle latitudini settentrionali, sostenendo laghi, corsi d'acqua stagionali e praterie che alimentavano comunità di pastori e cacciatori-raccoglitori. Con il progressivo ritiro del monsone, a partire da circa 5500–5000 a.C., la desertificazione procedette rapidamente: le popolazioni che abitavano le regioni sahariane furono costrette a convergere verso le uniche fonti d'acqua permanenti, in primo luogo la Valle del Nilo e le oasi. Questo afflusso migratorio contribuì ad accrescere significativamente la densità di popolazione dell'Alto Egitto proprio durante le fasi di Naqada I e II, creando le condizioni per la crescita della complessità sociale e per la competizione tra i centri emergenti.

La Valle del Nilo si configurava dunque come un corridoio ecologico privilegiato, stretto tra due deserti ma dotato di risorse agricole, minerarie e commerciali senza pari nell'Egitto di quel periodo. La combinazione di pianura fertile, deserto ricco di materie prime e rotte verso il Vicino Oriente conferì alla regione quella centralità economica che avrebbe sorretto l'ascesa della cultura gerziana e, in ultima analisi, le origini dello stato egiziano.

La base economica del Naqada II era l'agricoltura di piana alluvionale: a Hierakonpolis le indagini archeobotaniche attestano la coltivazione di farro emmer (Triticum dicoccum) e orzo come cereali principali, integrati dall'allevamento di bovini e ovicaprini, dalla pesca nel Nilo e dalla raccolta di frutti selvatici del deserto. La documentazione degli insediamenti del periodo è assai lacunosa: i villaggi sorgevano sulla pianura alluvionale, sepolta sotto i suoli agricoli moderni, e l'evidenza archeologica disponibile proviene quasi esclusivamente dalle necropoli situate nella fascia desertica ai margini della pianura alluvionale.

Espansione territoriale e struttura sociale

Collana con perline in lapislazzuli di importazione afghana, veicolata probabilmente da intermediari mesopotamici. Naqada II, ca. 3500 a.C. British Museum, EA 57765 / EA 57586.
Collana con perline in lapislazzuli di importazione afghana, veicolata probabilmente da intermediari mesopotamici. Naqada II, ca. 3500 a.C. British Museum, EA 57765 / EA 57586.
Zanna antropomorfa e altri manufatti dalla tomba T4 del cimitero d'élite di Naqada (sottofase IIb), primo grande indicatore di status dell'Alto Egitto predinastico.[22]
Zanna antropomorfa e altri manufatti dalla tomba T4 del cimitero d'élite di Naqada (sottofase IIb), primo grande indicatore di status dell'Alto Egitto predinastico.
Manico di coltello in avorio con file di prigionieri inginocchiati e santuario reale. Hierakonpolis, periodo predinastico tardo (Naqada IId–III dibattuto). Ashmolean Museum, AN1896-1908 E.4975.
Manico di coltello in avorio con file di prigionieri inginocchiati e santuario reale. Hierakonpolis, periodo predinastico tardo (Naqada IId–III dibattuto). Ashmolean Museum, AN1896-1908 E.4975.
Sigillo cilindrico di stile mesopotamico (periodo Jemdet Nasr) dalla tomba 7304 del cimitero 7000 di Naqada. Testimonianza delle prime pratiche amministrative legate all'influenza mesopotamica nella sottofase IId.[3]
Sigillo cilindrico di stile mesopotamico (periodo Jemdet Nasr) dalla tomba 7304 del cimitero 7000 di Naqada. Testimonianza delle prime pratiche amministrative legate all'influenza mesopotamica nella sottofase IId.
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Durante le sottofasi IIa e IIb la cultura gerziana era ancora concentrata nel cuore dell'Alto Egitto, con i tre principali centri di Naqada, Hierakonpolis e Abido che crescevano in modo relativamente autonomo. A partire dalla sottofase IIc si osserva un'espansione geografica ben documentata dal punto di vista archeologico: cimiteri e insediamenti di tipo gerziano compaiono progressivamente verso nord, nella regione del Fayyum (Gerza, Haraga) e nelle aree tradizionalmente legate alla Cultura di Maadi-Buto del Basso Egitto, fino ai siti del delta orientale come Minshat Abu Omar, quest'ultimo pienamente occupato nella sottofase IId. L'espansione avvenne anche verso sud, con l'influenza gerziana rilevabile nei cimiteri della cultura del Gruppo A nubiana.

Sul piano sociale, il periodo gerziano segna il passaggio da comunità sostanzialmente egualitarie a strutture fortemente gerarchizzate. Già nella sottofase IIb si distinguono con chiarezza cimiteri d'élite da quelli non d'élite: a Hierakonpolis il cimitero HK6 mostra tra i più chiari indicatori di status del periodo, con presenza di ossidiana importata e coltelli cerimoniali in pietra scheggiata riservati alle élite. La concentrazione di beni di prestigio — oggetti in rame, avorio, lapislazzuli, oro e ceramica di importazione levantina — in un numero ristretto di sepolture testimonia il controllo da parte di gruppi dominanti sulle rotte commerciali e sulla produzione artigianale specializzata.

Da un punto di vista politico, nel corso di Naqada II si affermano i cosiddetti proto-stati: entità territoriali con un centro urbano, un'élite dirigente, artigiani specializzati e un hinterland agricolo. I tre centri principali — Naqada (sede del culto di Seth), Hierakonpolis (sede del culto di Horus) e Abido (nei pressi della futura Thinis) — erano al tempo stesso alleati commerciali e rivali politici. La competizione tra questi centri avrebbe segnato tutta la fase finale del predinastico, con Hierakonpolis e Abido come principali contendenti per il controllo dell'Alto Egitto, mentre Naqada andava progressivamente declinando a partire dalla sottofase IId.

Un indicatore significativo della crescente complessità istituzionale è la comparsa, nella sottofase IId, dei sigilli cilindrici di tipo mesopotamico e delle prime iscrizioni con serekht, che attestano la nascita di pratiche amministrative legate all'identità del sovrano e al controllo delle merci.

Il sito che offre il quadro più completo degli insediamenti del Naqada II è Hierakonpolis, il più grande centro predinastico documentato in Egitto. Le indagini vi hanno messo in luce aree residenziali, spazi cerimoniali e aree produttive specializzate — tra cui impianti per la fabbricazione di birra e ceramica databili al Naqada IIB–C — oltre a necropoli distinte per rango sociale.

Pratiche funerarie e sepolture

Sepoltura predinastica ricostruita con il corpo in posizione rannicchiata su un fianco in una fossa di sabbia, con corredo funerario. Gebelein, Naqada IID, ca. 3400 a.C. British Museum, EA 32751.
Sepoltura predinastica ricostruita con il corpo in posizione rannicchiata su un fianco in una fossa di sabbia, con corredo funerario. Gebelein, Naqada IID, ca. 3400 a.C. British Museum, EA 32751.
Statuette funerarie in argilla raffiguranti un uomo e una donna. Mesaid, Egitto. Periodo predinastico, Naqada II, ca. 3650–3300 a.C. Museum of Fine Arts, Boston.
Statuette funerarie in argilla raffiguranti un uomo e una donna. Mesaid, Egitto. Periodo predinastico, Naqada II, ca. 3650–3300 a.C. Museum of Fine Arts, Boston.
Modellino di imbarcazione in argilla. Naqada II. Museo Egizio di Torino, inv. Suppl. 1186.[33]
Modellino di imbarcazione in argilla. Naqada II. Museo Egizio di Torino, inv. Suppl. 1186.
Vaso in granodiorite (Museo Egizio di Torino, inv. Suppl. 359)
Vaso in granodiorite (Museo Egizio di Torino, inv. Suppl. 359)
Braccialetto in selce (Museo Egizio di Torino, Suppl. 931)
Braccialetto in selce (Museo Egizio di Torino, Suppl. 931)
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Nel periodo gerziano le pratiche funerarie si diversificano notevolmente rispetto alla fase precedente, riflettendo la crescente complessità sociale. La forma tipica della sepoltura non-élite rimane la fossa rettangolare, più profonda rispetto alle fosse ovali del Naqada I, con le pareti rivestite di stuoie o, nelle tombe più elaborate, di assi di legno; il corpo veniva di norma deposto rannicchiato su un fianco sinistro, spesso orientato verso ovest, su una stuoia di canne. Il corredo funerario comprendeva ceramica (inclusa la nuova ceramica decorata tipo D, D-ware), tavolozze cosmetiche, coltelli in selce, oggetti personali e offerte di cibo, tutti ritenuti necessari per la vita nell'aldilà.

Le sepolture di Gerzeh hanno restituito numerosi manufatti rappresentativi del periodo: tavolozze o palette in pietra per la cosmesi, arpioni in osso, vasi in avorio, piccoli recipienti in pietra, coltelli in osso a bordo ondulato e seghettato e perline in lapislazzuli probabilmente usate come ornamenti in collane o pendenti. Una sepoltura ha restituito il corpo di un uomo decapitato.

Le tombe d'élite seguono un'evoluzione più marcata. A partire dalla sottofase IIb le sepolture dei ceti dirigenti, concentrate nei cimiteri riservati di Hierakonpolis (HK6), Naqada (cimitero T) e Abido (cimitero U), presentano dimensioni significativamente maggiori con pareti rivestite di mattoni crudi e strutture lignee sopraterra. La Tomba 23 di HK6 (Naqada IIb) è la prima tomba con architettura funeraria sopraterra documentata in Egitto: una recinzione di pali lignei circondava una sovrastruttura con pilastri e una cappella votiva sul lato est, dove furono rinvenuti depositi di oggetti di pregio.

Una caratteristica esclusiva del cimitero d'élite HK6 è la presenza di sepolture di animali selvatici associati ai complessi funerari dei capi, datate al periodo Naqada IC–IIB (ca. 3750–3550 a.C.). Sono stati rinvenuti scheletri di circa 150 animali, tra cui babbuini, leopardi, ippopotami, coccodrilli, uro, alcelafo e due elefanti africani, sepolti in fosse proprie o accanto alle sepolture umane. Le patologie ossee evidenziano che molti animali erano tenuti in cattività prima di essere sacrificati: si tratta delle più antiche sepolture di animali selvatici a scopo rituale note in Egitto.

Dal cimitero non-élite HK43 di Hierakonpolis provengono le prime evidenze di pratiche intenzionali di conservazione del corpo, databili alla sottofase IIa–c (ca. 3600–3400 a.C.): spesse imbottiture di lino impregnate di resina applicate alla mascella e alle mani di almeno tre individui e un caso eccezionale di eviscerazione parziale. Queste pratiche anticipano di circa 500 anni le prime testimonianze di mummificazione nelle tombe reali, suggerendo che l'interesse per la conservazione del corpo sia nato in contesti non-élite prima di diventare prerogativa della classe dirigente.

Nella tarda sottofase IIc fa la sua comparsa la prima tomba con decorazione pittorica su intonaco: la cosiddetta Tomba 100 di Hierakonpolis, una grande struttura rettangolare con pareti di mattoni crudi dipinte su fondo bianco con scene di barche, combattimenti e animali.

Arte e artigianato

Oggetti del periodo Naqada I finale e II, tra cui dei bracciali, un'amuleto in pietra dura raffigurante una testa di elefante, un fermaglio per capelli (spillone) in avorio, un'etichetta di identificazione in avorio. Museo Egizio di Torino.
Oggetti del periodo Naqada I finale e II, tra cui dei bracciali, un'amuleto in pietra dura raffigurante una testa di elefante, un fermaglio per capelli (spillone) in avorio, un'etichetta di identificazione in avorio. Museo Egizio di Torino.
Vasi del periodo di Naqada classe D (D-ware) esposti al Museo Egizio di Torino.
Vasi del periodo di Naqada classe D (D-ware) esposti al Museo Egizio di Torino.
Vasi in ceramica rossa lucidata (classe P) del periodo Naqada II. Museo Egizio di Torino.
Vasi in ceramica rossa lucidata (classe P) del periodo Naqada II. Museo Egizio di Torino.
Giara classe D con scene niloticche. Museo Egizio di Torino, inv. S 4532.[35]
Giara classe D con scene niloticche. Museo Egizio di Torino, inv. S 4532.
Giara classe D con figure di barche. Museo Egizio di Torino, inv. S 406.[36]
Giara classe D con figure di barche. Museo Egizio di Torino, inv. S 406.
Giara classe D con fila di uccelli del Nilo. Museo Egizio di Torino, inv. S 444.[37]
Giara classe D con fila di uccelli del Nilo. Museo Egizio di Torino, inv. S 444.
Vaso classe D con scene di barche. Naqada II, ca. 3500–3200 a.C. Metropolitan Museum of Art, inv. 36.1.121.[38]
Vaso classe D con scene di barche. Naqada II, ca. 3500–3200 a.C. Metropolitan Museum of Art, inv. 36.1.121.
Oggetti antropomorfi in avorio: in alto, dalla tomba Matmar 2682 e dalle tombe di Naqada 1329 e T24; in basso, dalle tombe di Naqada 1561 e 268. Primo periodo di Naqada II. Ashmolean Museum, Oxford.
Oggetti antropomorfi in avorio: in alto, dalla tomba Matmar 2682 e dalle tombe di Naqada 1329 e T24; in basso, dalle tombe di Naqada 1561 e 268. Primo periodo di Naqada II. Ashmolean Museum, Oxford.
Statuetta femminile seduta con volto a becco e cosce tatuate, argilla calcarea. Naqada II. Museo Egizio di Torino, inv. Suppl. 1146.[39]
Statuetta femminile seduta con volto a becco e cosce tatuate, argilla calcarea. Naqada II. Museo Egizio di Torino, inv. Suppl. 1146.
Statuetta femminile seduta (Suppl. 1146), vista frontale.[39]
Statuetta femminile seduta (Suppl. 1146), vista frontale.
Zanna lavorata a forma di uomo barbuto (dettagli della parte superiore), Naqada I–IIB, 3900-3500 a.C., Museo Egizio, Torino (Suppl. 1068).[40]
Zanna lavorata a forma di uomo barbuto (dettagli della parte superiore), Naqada I–IIB, 3900-3500 a.C., Museo Egizio, Torino (Suppl. 1068).
Zanna lavorata a forma di uomo barbuto (Suppl. 1068), vista complessiva frontale.[40]
Zanna lavorata a forma di uomo barbuto (Suppl. 1068), vista complessiva frontale.
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Il periodo gerziano segna una svolta profonda nella produzione materiale dell'Egitto predinastico. Rispetto alla fase amraziana, si osserva non solo un aumento quantitativo degli oggetti rinvenuti nei corredi funerari, ma soprattutto una qualità tecnica e iconografica senza precedenti, che prefigura molte convenzioni dell'arte faraonica. Questo salto è direttamente legato alla comparsa di artigiani specializzati che lavoravano al servizio dell'élite: un'economia capace di sostenere maestranze non autosufficienti presuppone centri urbani consolidati, surplus agricoli redistribuiti e reti commerciali attive su scala regionale e interregionale.

I materiali impiegati si diversificano notevolmente: alla ceramica d'argilla alluvionale si affianca la marna desertica; l'avorio di ippopotamo ed elefante viene intagliato con crescente raffinatezza; la siltite del Wadi Hammamat è sfruttata per le tavolozze cosmetiche; il rame comincia a essere usato non solo per piccoli oggetti ma per utensili e armi. Nell'iconografia, i motivi geometrici della ceramica del Naqada I cedono progressivamente il posto a scene narrative — barche, animali del deserto, figure umane, scene di combattimento e caccia — che costituiscono il vocabolario visivo da cui l'arte faraonica avrebbe attinto per millenni.

Ceramica

La ceramica del periodo gerziano si distingue nettamente dalla produzione amraziana per la qualità dei materiali, la complessità iconografica e il grado di standardizzazione, che implica una produzione organizzata in botteghe specializzate. Le classi ceramiche principali attestate nel periodo di Naqada II sono cinque, individuate e classificate da Petrie: la ceramica decorata (classe D o D-ware), la ceramica a manico ondulato (classe W o W-ware), la ceramica di forma elaborata (classe F o F-ware), la ceramica grezza (classe R o R-ware) e la ceramica nera incisa (classe N o N-ware).

La ceramica decorata (D-ware) è la produzione più caratteristica e iconograficamente significativa del periodo. Realizzata a mano — senza l'ausilio del tornio, non ancora in uso nell'Egitto predinastico — con argilla marnosa estratta dai wadi del deserto orientale, presenta pareti sottili e una superficie color crema o beige su cui i motivi sono dipinti a mano con pigmento di ocra rossa. La maggior concentrazione di esemplari si data alle sottofasi IIc–IId e alla fase IIIa–IIIb, con distribuzione prevalente nell'Alto Egitto e presenza minore in Medio e Basso Egitto e in Nubia.

I motivi decorativi si suddividono in due categorie principali: geometrici e figurativi. I motivi geometrici comprendono linee ondulate, zigzag (simbolo convenzionale dell'acqua, precursore del geroglifico dell'acqua), spirali, triangoli campiti e reticoli; i motivi figurativi includono barche, animali del deserto (stambecco, struzzo, fenicottero, bovide), figure umane e, più raramente, elementi architettonici interpretati come strutture in materiale deperibile (capanne o santuari in canne e stuoie). Il motivo dominante è la barca, presente su una percentuale altissima dei vasi decorati, con scafo arcuato, numerosi remi, due cabine centrali e un'asta emblematica posta su una delle cabine. L'onnipresenza delle barche riflette il ruolo centrale del Nilo come via di comunicazione e commercio, ma è già chiaramente carica di valenza religiosa: le scene di processione fluviale su questi vasi anticipano direttamente i cortei divini dell'epoca faraonica.

Un dato di rilievo per la storia della produzione artigianale è la straordinaria uniformità stilistica della classe D su distanze geografiche notevoli: analisi comparate hanno consentito di identificare la mano di singoli artigiani su vasi rinvenuti in cimiteri distanti fino a 60 km l'uno dall'altro, indicando che la produzione era concentrata in un numero limitato di botteghe che rifornivano ampie aree attraverso reti di distribuzione strutturate. Questo fenomeno costituisce uno dei primi indicatori di economia artigianale organizzata su scala sovralocale nell'Egitto predinastico.

La ceramica a manico ondulato (W-ware) è tecnicamente analoga alla classe D ma si distingue per la forma: corpi cilindrici o ovoidali con manici ondulati in rilievo, anch'essa in argilla marnosa. La progressiva stilizzazione e degenerazione dei manici ondulati — da veri manici funzionali a semplici linee incise — fu alla base del metodo di seriazione di Petrie e rimane uno degli indicatori cronologici più affidabili per la sequenza predinastica.

Statuette e oggetti antropomorfi

Accanto alla ceramica, le statuette antropomorfe costituiscono una categoria significativa del periodo gerziano sul piano artistico e religioso. La produzione si divide in due grandi tipologie: le statuette intagliate su zanna di ippopotamo o d'elefante e le statuette modellate in argilla.

Le statuette su zanna — avorio intagliato a figura intera o a testa rilevata — compaiono già alla fine del Naqada I e continuano fino alla sottofase IIb, insieme a tavolette-amuleto a figura umana in avorio od osso. Geograficamente sono attestate esclusivamente nell'Alto Egitto, quasi sempre in contesto funerario. Le figure maschili intagliate presentano quasi invariabilmente una barba appuntita, tracce di capelli e un copricapo a calotta sferica; i lineamenti del volto e i dettagli dell'abbigliamento sono incisi e riempiti di pasta nera.

Le statuette femminili in argilla sono il secondo grande gruppo. La tipologia più diffusa nella sottofase IIA presenta un corpo triangolare stilizzato, seno pronunciato, testa ridotta con naso a becco e braccia alzate al di sopra della testa, gesto che ricorre anche sulla ceramica classe D e nella pittura della Tomba 100 di Hierakonpolis. Sono note anche statuette maschili in argilla, generalmente con guaina peniena e capelli corti e ricci; alcuni esemplari hanno aspetto di uccello (avimorfo).

Il loro posizionamento nella tomba — spesso in prossimità diretta del corpo — suggerisce un uso personale piuttosto che votivo, con possibile funzione apotropaica o di rappresentanza del defunto. Significativo è il fatto che dalla sottofase IIc le statuette tridimensionali scompaiano quasi del tutto nelle testimonianze archeologiche, mentre il tema iconografico della figura femminile a braccia alzate persiste sulla ceramica e nella pittura murale.

Tavolozze da cosmesi

Le tavolozze da cosmesi — lastrine piatte usate come superficie di macinazione per pigmenti da applicare sul corpo — sono tra i manufatti più numerosi e meglio documentati del predinastico egiziano. Il materiale quasi esclusivo è la siltite grigio-verdasca estratta dal Wadi Hammamat nel deserto orientale; la sua durezza la rendeva adatta alla macinazione di minerali quali malachite (pigmento verde) e galena (pigmento grigio-nero), impiegati come cosmetici oculari con probabili funzioni protettive oltre che estetiche.

Nel Naqada I le tavolozze erano per lo più romboidali o rettangolari e prive di decorazione; è nel periodo di Naqada II che si afferma la forma zoomorfa, con esemplari intagliati a silhouette di pesce, tartaruga, ippopotamo, uccello e vari ungulati. Su queste tavolozze zoomorfe la superficie di macinazione è integrata nella forma dell'animale e l'oggetto presenta spesso un foro di sospensione, segno che veniva esibito come ornamento o insegna oltre che usato praticamente. La forma a scudo, con due teste di uccello alle estremità, è particolarmente diffusa tra le sottofasi IIa e IIIc. La decorazione incisa sulla superficie, già presente nella sottofase IIb, anticipa le grandi tavolozze cerimoniali del Naqada III — come la Tavoletta di Narmer — nelle quali l'elemento funzionale è del tutto subordinato a quello narrativo e propagandistico.

Il contesto di ritrovamento è prevalentemente funerario, con le tavolozze deposte accanto al corpo o in scomparti separati del corredo.

Oggetti in oro, rame e coltelli cerimoniali

In due sepolture di Gerzeh l'egittologo Gareth Wainwright rinvenne nel 1911 nove perline di ferro meteoritico, inserite in una collana insieme a perline di lapislazzuli, oro e corniola: si tratta dei più antichi manufatti in ferro lavorato conosciuti.

Il periodo gerziano vede la prima lavorazione sistematica di metalli preziosi in Egitto. L'oro, estratto principalmente dai graniti del deserto orientale, compare già nelle fasi IIa–IIb sotto forma di perle e lamine; dalla sottofase IIc è attestato come rivestimento di manici di coltelli cerimoniali, il che indica un uso simbolico dell'oro come marcatore di status. L'argento, assente in Egitto come minerale nativo, appare in questo periodo unicamente come importazione. La lavorazione del rame si intensifica nel Naqada II con la produzione di asce, scalpelli e arpioni; l'accesso al rame era tuttavia ancora fortemente selettivo e riservato all'élite.

La categoria artigianale di maggior raffinatezza tecnica del periodo sono i coltelli cerimoniali a lama di selce scheggiata a pressione con tecnica a increspatura (ripple-flaked knives) attestati nelle sottofasi IIc–IId. Questi oggetti non furono mai impiegati praticamente: si tratta di dimostrazioni di abilità tecnica fine a sé stessa, probabilmente realizzate da un ristrettissimo gruppo di artigiani specializzati. Gli esemplari più prestigiosi sono dotati di manico in avorio o in foglia d'oro inciso; il più celebre è il Coltello di Gebel el-Arak (Naqada IId, Louvre), con manico in avorio d'elefante decorato su un lato con scene di battaglia e sull'altro con una figura di «signore degli animali» di chiara derivazione mesopotamica.

La tela dipinta di Gebelein

La cosiddetta tela dipinta di Gebelein, il più antico esempio conosciuto di pittura su lino in tutta la storia dell'arte, risale alla fase Naqada II. Fu rinvenuta nel 1930 da Giulio Farina durante gli scavi della Missione Archeologica Italiana nel cimitero predinastico del sito di Gebelein (odierna Naga el-Gherira, Alto Egitto), all'interno di una tomba a fossa databile al periodo, ca. 3600–3350 a.C. È conservata al Museo Egizio di Torino (inv. Suppl. 17138).

Il tessuto, in lino grezzo, misura circa 40 × 60 cm ed è dipinto con pigmenti rossi, neri e bianchi. I soggetti rappresentati si articolano in tre registri iconografici distinti: una processione di barche con rematori e figure a bordo, dipinte in rosso e di profilo; un gruppo di figure in lunga gonna nera con le braccia alzate sopra la testa, interpretate come danzatrici o figure in lutto; e una scena di caccia all'ippopotamo.

Il repertorio iconografico della tela — barche a scafo arcuato con cabine, figure femminili a braccia alzate, caccia all'ippopotamo — ricorre identico sulla ceramica classe D e nella pittura murale della Tomba 100 di Hierakonpolis. La datazione esatta dell'oggetto è discussa: il catalogo del Museo Egizio indica ca. 3600–3350 a.C. (Naqada IIa–IIb), mentre alcuni studiosi propongono una datazione alla transizione Naqada Ic–IIa sulla base dell'analisi stilistica.

Relazioni con il Vicino Oriente

Evoluzione degli stili ceramici preistorici egiziani. Evidenziato e a destra un vaso a beccuccio dritto di ispirazione mesopotamica. Naqada II, ca. 3500 a.C. (Ashmolean Museum, AN1895.396.)
Evoluzione degli stili ceramici preistorici egiziani. Evidenziato e a destra un vaso a beccuccio dritto di ispirazione mesopotamica. Naqada II, ca. 3500 a.C. (Ashmolean Museum, AN1895.396.)
Dettaglio del manico del Coltello di Gebel el-Arak in avorio d'elefante: sul retro il «signore degli animali» di derivazione mesopotamica. Naqada IId, ca. 3300–3200 a.C. Louvre, E 11517.
Dettaglio del manico del Coltello di Gebel el-Arak in avorio d'elefante: sul retro il «signore degli animali» di derivazione mesopotamica. Naqada IId, ca. 3300–3200 a.C. Louvre, E 11517.
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Il periodo di Naqada II è contemporaneo al periodo di Uruk in Mesopotamia (ca. 4000–3100 a.C.). Le relazioni con il Vicino Oriente, già sporadiche nel Naqada I, diventano sistematiche e documentate a partire dalla sottofase IIc, con il picco di intensità nella sottofase IId. Sul piano materiale il flusso è prevalentemente unidirezionale: oggetti e influenze stilistiche vanno dalla Mesopotamia all'Egitto, mentre non si conoscono manufatti egiziani inequivocabilmente identificati in contesti mesopotamici dello stesso periodo. Tra i beni importati documentati vi sono ceramiche di tipo urukiano (brocche a beccuccio), lapislazzuli proveniente dal Badakhshan nell'Afghanistan nordorientale e argento di origine asiatica.

Il contatto più emblematico è la comparsa dei sigilli cilindrici, strumento amministrativo tipicamente mesopotamico. I più antichi rinvenimenti in Egitto risalgono alla sottofase IIb–c come sigilli a matrice e alla sottofase IIc come sigilli cilindrici propriamente detti; i due esemplari scavati da Petrie a Naqada nel 1894–1895 sono in calcare e databili al Naqada IIc–d1. Gli studiosi concordano che i primi sigilli in Egitto fossero importazioni dalla Grande Mesopotamia; un'autonoma tradizione glittica egiziana prende avvio solo nel tardo Naqada IId, ca. 3300 a.C., quando i sigilli cessano di essere oggetti puramente ornamentali nelle tombe e cominciano ad assolvere una funzione amministrativa reale.

Sul piano iconografico le influenze mesopotamiche si manifestano nella sottofase IId nei motivi applicati a coltelli cerimoniali e tavolozze: il «signore degli animali» affiancato da leoni, i serpopardi dai colli intrecciati, i grifoni, tutti elementi del repertorio dell'Uruk tardivo. La mazza cefalomorfa a pera, di tipo mesopotamico, sostituisce in questo periodo la mazza a disco tradizionale egiziana e diviene simbolo del potere regale, come attestano la Tavoletta di Narmer e le mazze cerimoniali del Naqada III.

Gli studiosi escludono una conquista o colonizzazione: si tratta di scambi selettivi nei quali le élite egiziane adottano elementi di prestigio e tecnologie straniere reinterpretandoli in chiave locale.

Religione e iconografia

Min, dio della fertilità e della potenza sessuale. Ricostruzione delle statue colossali rinvenute presso il tempio di Copto, ca. 3300 a.C. Naqada IId–III.
Min, dio della fertilità e della potenza sessuale. Ricostruzione delle statue colossali rinvenute presso il tempio di Copto, ca. 3300 a.C. Naqada IId–III.
Ricostruzione della pittura murale della Tomba 100 di Hierakonpolis. Naqada IIc, ca. 3500–3200 a.C. Museo egizio del Cairo.
Ricostruzione della pittura murale della Tomba 100 di Hierakonpolis. Naqada IIc, ca. 3500–3200 a.C. Museo egizio del Cairo.
Dettaglio della barca principale dalla pittura murale della Tomba 100. Naqada IIc, ca. 3500–3400 a.C.
Dettaglio della barca principale dalla pittura murale della Tomba 100. Naqada IIc, ca. 3500–3400 a.C.
Dettaglio del «signore degli animali» dalla pittura murale della Tomba 100.
Dettaglio del «signore degli animali» dalla pittura murale della Tomba 100.
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Il periodo di Naqada II segna il momento in cui si possono documentare, per la prima volta in Egitto, divinità con attributi iconografici riconoscibili e culti strutturati attorno a luoghi specifici. Il processo non è ancora compiuto: si tratta di un'elaborazione in corso, strettamente intrecciata con l'emergere del potere regale, che nel Naqada IId troverà la sua prima formulazione organica. L'iconografia religiosa del periodo si esprime principalmente su ceramica classe D, tavolozze cosmetiche, manici di coltello, rocce e — eccezionalmente — in pittura murale.

La dea Bat e il dio Min

Tra le divinità che emergono con attributi iconografici riconoscibili nella sottofase IId vi sono Bat e Min. Bat è una dea dal volto bovino con corna ricurve e orecchie a campana, attestata su una tavolozza in siltite da Gerzeh (Museo Egizio del Cairo, JE 34173) e su frammenti di ceramica da Hierakonpolis: il suo volto schematizzato diventerà un geroglifico e resterà nell'iconografia egiziana per secoli come emblema del sistro e della fertilità. Min è attestato già nel Naqada IId attraverso tre statue colossali in pietra rinvenute presso il sito cultuale di Copto, a poca distanza da Naqada: alte fino a 4 metri, sono tra le più antiche sculture monumentali dell'Egitto e mostrano già il dio nell'iconografia ittifallica con braccio alzato che resterà canonica nel periodo storico. Il culto di Min a Copto è significativo perché questa città controllava l'accesso al Wadi Hammamat, arteria commerciale verso il Mar Rosso e il deserto orientale, il che suggerisce un legame tra la divinità e il commercio a lunga distanza.

Più in generale, nel Naqada IId compaiono per la prima volta rappresentazioni di Horus come falco sopra un emblema del dominio reale e il culto dell'Horus di Hierakonpolis si consolida come elemento centrale dell'identità politico-religiosa del centro più potente dell'Alto Egitto. Il sovrano inizia a essere rappresentato come intermediario tra il mondo umano e quello divino: un semidio dotato del potere di sottomettere il caos, tema già presente nell'iconografia della Tomba 100.

La tomba 100 di Hierakonpolis

La cosiddetta «Tomba dipinta» o Tomba 100 di Hierakonpolis, scoperta da Frederick Green e James Quibell nel 1898–1899, è l'unica tomba predinastica con decorazione pittorica murale nota. Si tratta di una struttura rettangolare in mattoni crudi con pareti intonacate e una tramezza interna, le cui dimensioni sono circa 4,5 × 2,0 m; la datazione originaria è al Naqada IIc (ca. 3500–3400 a.C.), anche se Dirk Huyge ha proposto che l'attuale composizione includa una rielaborazione nel Naqada III di motivi della fase IIc originaria. I frammenti della pittura sono conservati al Museo Egizio del Cairo.

La parete principale (parete A) è decorata con una serie di scene giustapposte senza la griglia di registri orizzontali che caratterizzerà l'arte faraonica, ma già con alcune convenzioni che anticipano quella tradizione: la gerarchia di scala per indicare il rango, la figura del «capo» in posizione eretta su una delle cabine della barca principale e la scena di «percussione del nemico» — un uomo che impugna una mazza sopra tre prigionieri prostrati, che Case e Payne hanno identificato come la prima attestazione di questo motivo destinato a durare tre millenni. Compaiono inoltre un «signore degli animali» che tiene due leoni, scene di caccia e di processione fluviale con più barche a scafo lunato munite di cabine e remi, figure femminili danzanti o in lutto e figure di prigionieri.

Il vocabolario iconografico della Tomba 100 — barche rituali, sottomissione del nemico, controllo del caos naturale — coincide con quello della ceramica classe D del Naqada IIc–IId e delle scene sulle rocce del deserto orientale, confermando che si tratta di un sistema di comunicazione visiva condiviso dall'élite dell'Alto Egitto piuttosto che di un'invenzione locale.

Naqada IID e origini dell'Egitto dinastico

Vaso vinario con serekht. Naqada IID–III, ca. 3300–2900 a.C. I serekht con il nome del sovrano compaiono per la prima volta in questa fase.
Vaso vinario con serekht. Naqada IID–III, ca. 3300–2900 a.C. I serekht con il nome del sovrano compaiono per la prima volta in questa fase.

La sottofase IId del Naqada II, datata ca. 3400–3300 a.C., è considerata da molti studiosi la soglia oltre la quale i prodromi della civiltà faraonica diventano inequivocabili. Si tratta di un'accelerazione storica senza precedenti nel predinastico egiziano: in pochi decenni compaiono o si consolidano simultaneamente regalità, scrittura e religione organizzata attorno a divinità definite: le tre istituzioni che costituiranno la struttura portante dell'Egitto storico.

Sul piano politico, il Naqada IId vede il consolidamento di due grandi poli di potere nell'Alto Egitto — Abido e Hierakonpolis — con capi che controllano territori sempre più estesi attraverso la guerra, il commercio e il controllo delle rotte verso il deserto orientale e la Nubia. È in questo momento che si afferma il concetto di re come essere semidivino, capace di mediare tra il mondo umano e quello divino e di sottomettere il caos: un'ideologia già visibile nell'iconografia della Tomba 100 e dei coltelli cerimoniali, che troverà la sua prima formulazione monumentale nelle tavolozze e nelle mazze del Naqada III.

Sul piano della comunicazione scritta, i più antichi segni grafici con funzione amministrativa finora noti in Egitto provengono dalla tomba U-j di Abido (Naqada IIIa1/2, ca. 3320 a.C.): oltre 200 etichette in osso e avorio con incisioni interpretate come protogeroglifici usati per documentare l'origine geografica di merci tributate al sovrano. Benché queste iscrizioni appartengano tecnicamente già alla fase di Naqada III, le loro premesse — sigilli cilindrici con funzione amministrativa, simboli regi sui vasi, emblemi territoriali sulle barche della classe D — sono pienamente radicate nel Naqada IId.

Sul piano architettonico e funerario, le tombe d'élite di Abido e Hierakonpolis della sottofase IId raggiungono dimensioni e complessità strutturale inedite, con più compartimenti in mattoni crudi, rivestimenti lignei e corredi di centinaia di oggetti; parallelamente compaiono le prime strutture templari sopraterra, come il complesso HK29A di Hierakonpolis, documentato nelle sottofasi IIb–IId.

In sintesi, il Naqada IId non è tanto la fine di un periodo predinastico quanto il momento in cui si pongono le fondamenta materiali, ideologiche e istituzionali dell'Egitto storico. La fase successiva, il Naqada III o periodo protodinastico (ca. 3300–3000 a.C.), porterà a compimento questo processo con la comparsa dei re della Dinastia 0, la diffusione della scrittura geroglifica e infine l'unificazione politica dell'Alto e del Basso Egitto sotto il re Narmer, tradizionalmente collocata attorno al 3100 a.C.

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