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lago italiano

Lago di Loppio

Lago di Loppio

L’essenziale

superficie600.000m²
altezza sul mare220m
istanza dilago
paeseItalia
unità amministrativa in cui è situatoMori
Tutti i dati del template 12
Stato
Italia
Regione
Trentino-Alto Adige
Provincia
Trento
Comune
Mori
Altitudine
220 m s.l.m.
Superficie
0,6 km²
Lunghezza
1,87 km
Larghezza
0,48 km
Profondità massima
max 4 m
Origine
naturale-artificiale
Immissari principali
nessuno
Emissari principali
Rio Cameras

Il lago di Loppio (Löppel-See o Loppl-See in tedesco, Lac de Lopi in dialetto trentino) è una zona umida situata nella valle di Loppio, in provincia di Trento, appena a sudest del passo San Giovanni; fa parte del comune di Mori, e le sue sponde occidentali costituiscono il confine con il comune di Nago-Torbole.

Originariamente era un lago vero e proprio, ma è stato accidentalmente prosciugato con la costruzione della galleria Adige-Garda nel 1956; il bacino, protetto come biotopo dal 1987, torna a riempirsi parzialmente soltanto in periodi particolarmente piovosi. È anche un sito di rilevanza storica per la presenza dell'area archeologica dell'isola di Sant'Andrea.

Storia

Il lago parzialmente riempito a giugno 2024
Il lago parzialmente riempito a giugno 2024

Nel 1439 il lago di Loppio fu teatro della galeas per montes, una memorabile impresa di ingegneria militare compiuta dalla Repubblica di Venezia, che vi fece transitare una piccola flotta diretta al lago di Garda scendendo a Torbole.

Dopo il disastro ambientale avvenuto nel 1956, quando venne prosciugato e mai più riempito in seguito allo sprofondamento della falda freatica durante i lavori per la costruzione della galleria Adige-Garda, l'ambiente si è consolidato divenendo palude ed è frequentemente invaso da abbondanti quantità di acqua in particolari momenti di piovosità intensa.

Il 19 ottobre 1987 l'area è stata dichiarata zona protetta col provvedimento della giunta provinciale trentina n. 11130 (modif. delib. 20.12.1996, n. 17031.

Descrizione

Il lago è la più estesa area palustre della provincia autonoma di Trento. A oriente sorge il piccolo centro abitato di Loppio, con l'importante villa quattrocentesca della famiglia Castelbarco e la vicina chiesa del Nome di Maria con la torre campanaria che porta ancora le tracce dei colpi di artiglieria della prima guerra mondiale.

Sito archeologico

Isola di Sant'Andrea, settore A
Isola di Sant'Andrea, settore A

Il lago di Loppio è conosciuto come biotopo tutelato e anche come importante sito archeologico, con un succedersi di insediamenti di varie epoche, da quella romana per prima, poi longobarda, bizantina e infine medievale. Fin dal 1900 vi sono stati ritrovamenti che documentano la presenza di antichi abitati e villaggi sull'isola di Sant'Andrea, situata nel sito di ricerca: frammenti di vasellame di età romana, rovine di edifici e necropoli, utensili, alcune monete e resti di una sepoltura con corredo funebre.

L'indagine archeologica ha suddiviso il lago in tre settori:

  • Settore A, lato Nord-orientale dell'isolotto
  • Settore B, nell'area meridionale
  • Settore C, zona centrale e punto più elevato dell'isola

Settore A

Nella zona settentrionale dell'isola di Sant'Andrea sono state rinvenute tracce di capanne in legno e altri materiali deperibili databili intorno al V-VI secolo d.C. Sul terreno sono visibili strati di ceneri, focolari e buche. Accanto alle capanne sono stati trovati resti di mura appartenenti a piccoli edifici non ancora datati. Tra i reperti rinvenuti nell'area vi sono monete, vasellame e vari oggetti in vetro, manufatti in bronzo e rame ed un paio di armi tra cui le tipiche gladio romane nel castrum. Sono stati individuati poi resti ben conservati di edifici romani risalenti alla prima metà del VI secolo e dell'inizio del VII. Le loro piante sono di forma rettangolare e trapezoidale e si estendono su una superficie tra i 45 e i 60 m². L'edificio nel settore è rivolto verso il lago e alcuni spazi tra i ruderi delle mura suggerivano la presenza di torri o fortini. All'interno venne recuperato un interessante capitello assieme ad anfore ed alcuni utensili. I molti materiali rinvenuti all'interno ipotizzano un uso strettamente domestico. Sul lato ovest dell'isola è scoperta recente quella di una porzione di cinta muraria, ciò che rimane di una più completa che circondava l'isola, di basalto e tufo e che si può oggi ben osservare. Poco lontano sono stati dissotterrati pannelli decorativi in marmo, forse appartenenti alle porte urbiche della cittadella. È presente poi un castrum, situato su un pendio in posizione strategica verso est e le cui rovine, soprattutto del decumano, sono visibili insieme ad una necropoli con, tra le altre di almeno otto individui adulti, una tomba con la sepoltura di un feto o di un nato prematuro all'interno di un contenitore in terracotta. La sepoltura di Loppio è la prima del suo genere a essere scoperta nell'area alpina.

Settore B

Nel sud dell'isola, come è avvenuto per la zona A, rinvenute rovine in buone condizioni solide in muratura, il tratto di alcune mura di cinta di età longobarda e un fossato, dalle pareti in pietre e ciottoli di diversa misura e materiale, insieme ad alcune tombe di cui solo un paio abbastanza conservate e una piccola cappella semi distrutta con segni di cenere. Si riporta poi la presenza delle macerie di almeno una bottega e una torre circolare di cui oggi rimane solo la base. I muri sono ottenuti ponendo in modo irregolare massi vari, poi legati con malta di calce grossolana, le mura di cinta ( di cui è sopravvissuto un tratto di mezzo km) costruite con tufo e laterizi misti. Le nuove abitazioni longobarde hanno poi sostituito completamente le precedenti, inglobandone gli edifici nel tempo. Ritrovati anche qui molti utensili e vasellame e in particolare vari gioielli.

Settore C

La zona centrale dell'isola è costituita dalla cosiddetta "area sacra", cioè dalla chiesa di Sant'Andrea e dalla sua necropoli. La chiesa romanica risale sicuramente ad un'epoca successiva rispetto alla necropoli, in quanto quest'ultima è stata scoperta sotto i resti dell'edificio. Qui sono state riconosciute varie tombe, una dozzina, dell'età bizantina, ma prive del loro corredo, tra le quali una tomba cappuccina e i resti di un'altra a cassa laterizia e poi di una terza, formata da un pozzetto quadrangolare con i lati in muratura. Presenti poi anche parti esigue di una fortificazione in pietra, di un paio di abitazioni e di un edificio con colonnato che si ipotizza di scopo difensivo, forse trattasi di una torre di guardia. Pochi i manufatti rinvenuti.

Sono state condotte più ricerche sull'edificio religioso attraverso documenti e lo studio stratigrafico. Pare l'abbandono della costruzione sia precedente al XVI-XVII secolo, come testimonia un'edicola quadrifronte, che si trova sopra i suoi strati di distruzione.

Altri ritrovamenti archeologici

I reperti dimostrano che i gruppi familiari che vivevano sull'isola erano dediti all'allevamento, alla pesca e all'agricoltura. Il sito vanta sia numerosi resti murari delle varie dominazioni che manufatti in gran numero. Tra i resti portati alla luce di età augustea vi sono materiali che testimoniano uno scenario di vita quotidiana antica movimentato per la presenza di oggetti provenienti dall'esterno come anfore etrusche e africane. Presumibile quindi una rete di scambi commerciali d'ampio raggio molto lontano dal territorio, sicuramente con Etruschi e altri popoli italici, forse anche nordafricani. Oltre a resti di abitazioni, del castrum e di alcune tombe, si citano pannelli decorativi parziali di marmo, molte anfore quasi intatte, un corredo funerario di gioielli e vetro, diverse spade gladio e un arco da guerra e ancora, diverse epigrafi e un capitello integro. Per quanto riguarda invece le scoperte longobarde, oltre alla ampia necropoli che ha restituito gran parte dei reperti, si annoverano diversi elmi, varie fibbie auree, vasi decorati, una collana in stagno, una statuetta equina in avorio, lastrine in bronzo dorato, frammenti di un copricapo con gemme preziose, un sigillo in ottone finemente decorato, uno scudo con motivi germanici ben conservato e punte di lancia, poi lapidi con croci incise, urne, un paio di bracciali in argento e una tavola di travertino con frasi religiose ritrovato nella zona sommitale. Del successivo periodo carolingio-bizantino vi sono più resti di edifici come la antica chiesa e del villaggio isolano che reperti materiali di cui si riportano fibule, parte di un altare votivo e il rinvenimento più importante riguarda delle rare monete di silique in argento puro risalenti al regno di Giustiniano I, che riportano il volto dell'imperatore su un lato e una croce turca sull'altro, uniche nel loro genere. Dell'età successiva invece, tra il 1500 e la seconda metà del 1600, furono scoperte otre ad alcuni edifici, diverse spille metalliche, ceramiche, parti di croci d'acciaio, manufatti di ferro, staffe e piccoli rilievi votivi.

Flora

La vegetazione del Biotopo è un tipico ecosistema misto montano ad area umida: boschi e macchie sul limitare sono in prevalenza di salice, castagno, faggio e pino silvestre mentre presso l'isola vi sono ancora boschi di farnie, maturi e ben conservati con il loro originario corredo di specie erbacee e arbustive che su questa isola trovano habitat ideali ( carpino nero, scotano, nocciolo, biancospino, caprifoglio, orniello, cardo) e che in primavera giungono fin sulle rive. La zona presente nei margini del bacino è strettamente legata alla colmatura e poi prosciugamento che, intermittenti negli anni, vedono una flora variegata con una miriade di alberi sparsi di ontano, spesso sommersi con l'innalzamento delle acque, la onnipresente cannuccia di palude, insieme a iris d'acqua e pioppo bianco che sopravvivono e prosperano in terreni allagati per vari mesi. Rilevante anche l'abbondanza della ninfea bianca ad anni alterni.

Fauna

Molte anche le specie animali che abitano il territorio, sia legate al vasto ambiente palustre che montano o boschivo. La particolarità del lago è che costituisce un mosaico di vari ambienti molto diversi (ad esempio palude, radura umida, bosco misto e zone rocciose) in grado di fornire le condizioni ottimali ad animali con esigenze ecologiche tra loro molto lontane e il cui ritmo vitale è scandito dal livello delle acque del lago. Molti di loro spesso visitano l'alveo nei mesi in cui avviene il suo prosciugamento quali cervi, caprioli, cinghiali, che dai boschi limitrofi si spostano di frequente sulle rive con l'abbassamento delle acque o nel bacino in secca, trovando nuovi spazi di pascolo e alimentazione in seguito al prosciugamento stagionale, e ancora volpi, ermellini, faine, scoiattoli, ghiri, lepri, tassi, donnole, toporagni ( di cui oltre alla comune specie alpina si denota anche un documentato nucleo riproduttivo di toporagno acquaiolo di Miller, ancora poco conosciuto), istrici ( senza avvistamenti ma presenza confermata con il ritrovamento nell'alveo prosciugato di aculei e impronte a più riprese), ricci, talpe europee, arvicole rossastre, topi dal collo giallo e topi quercini, in particolare sull'isola dove pare abbondante il numero di micro mammiferi. Da citare poi la rara puzzola europea, mammifero elusivo tipico abitante di paludi e torbiere da tempo scomparso dal Trentino, che pare abbia raggiunto il Biotopo negli ultimi anni e di cui gli indici di presenza certa riguardano un esemplare segnalato nella sponda grestana ed un secondo più giovane notato alcuni mesi dopo sull'isola. Si ipotizza una possibile sedentarietà nell'area visto che in seguito sono state rinvenute anche tracce e impronte riconducibili a entrambi in vari punti dell'alveo per mesi. Questo è uno dei pochi siti in regione dove il mustelide è ricomparso e forse stabilito nell'ultimo decennio (Il ritorno della puzzola. Il mammifero avvistato in Trentino dopo quasi 30 anni). Degna di nota anche la documentazione della lontra, ad oggi estinta in Trentino e anche qui, ma in passato abbastanza diffusa nel lago di Loppio, habitat adatto e ricco di prede. Segnalata in tutto il bacino, sono molte le note in merito negli anni: erano riportate una decina catture accidentali in trappole a nassa per pesci tra gli anni 30 e 40, venivano riferiti avvistamenti frequenti ancora negli anni Cinquanta, poi iniziarono a diminuire e rari divennero quelli di femmine con prole. Con il prosciugamento del lago a partire dal 1956 e la conseguente scomparsa di pesci, diminuì rapidamente. Gli avvistamenti avvenivano ancora a sud del bacino nel 1958, anche di alcune coppie, laddove sarebbe risultata presente nelle poche grandi pozze rimaste fino al decennio successivo. Già nei primi anni 80 era scomparsa dalle rive ovest e non si segnalava più tra i canneti nella zona di Nago. Uno degli ultimi esemplari del lago fu scorto presso l'isola di Sant'Andrea nel 1989, dove probabilmente permaneva l'ultimo nucleo vitale della zona. Il lago all'epoca aveva metà della sua capienza idrica originaria e l'area nord era già pantanosa. L'ultimo dato certo fa infine riferimento all'osservazione di un individuo alla confluenza del Rio Cameras nell'estate del 1992. Ci sono numerosi riferimenti a predatori quali lupi, di recente arrivo nell'area e di cui si riporta la ormai sedentarietà di vari esemplari con riprese, avvistamenti e purtroppo anche investimenti sulla vicina statale probabilmente giunti qui dal vicino Altissimo di Nago, di cui il versante sud è parte del Biotopo, con un branco certo che gravita da un paio d'anni fra il lago e la Valle del Cameras e orsi, con l'insediamento di alcuni individui in dispersione provenienti dalla confinante Val di Gresta, che comprende con le sue pendici una delle sponde del lago, oppure dal monte Stivo poco lontano (ORSO ATTRAVERSA LA STATALE A LOPPIO DI MORI, AUTO LO SCHIVA PER UN SOFFIO – La Busa). Nel Biotopo non è infrequente la presenza del plantigrado, che negli ultimi anni pare aver aumentato il suo numero e di cui si conta anche una femmina osservata con tre cuccioli nell'ultimo anno sulle alture della sponda ovest e poi un piccolo avvistato per vari mesi solitario nell'alveo anni fa, si è ipotizzato a causa della probabile aggressione da parte di un maschio adulto alla madre. Inoltre un esemplare di sciacallo dorato è stato ripreso con una fototrappola di recente nei boschi poco sopra il lago (Sciacalli dorati, si moltiplicano gli avvistamenti in Trentino: «Predatore opportunista ed efficiente» | Corriere.it). Da notare la densità di alcune specie di chirotteri sia nel bacino che nelle falesie boscate prossime alle rive tra cui vespertilio maggiore, ferro di cavallo minore, vespertilio di Daubenton, pipistrello nano e orecchione bruno. Si contano infatti numerose cavità naturali, fessure e grotte nei pendii dei rilievi che si affacciano sull'alveo, in particolare nell'area settentrionale. Per quanto riguarda l'avifauna vi sono incursioni saltuarie di aquila reale, perlopiù giovani erranti di passaggio, e poi il biancone, l'albanella reale, con almeno tre coppie osservate finora, il falco pellegrino, il nibbio reale, il nibbio bruno, la poiana, il gheppio, il lanario, il corvo imperiale, il gufo reale ( con al momento due coppie regolari nidificanti stimate sulle rupi della sponda grestana), la civetta capogrosso, la civetta, il barbagianni e l'allocco, tipici abitanti delle rupi e macchie attorno al lago. Presente qui anche l'assiolo con alcune coppie registrate, finora solo presso l'isola, tramite monitoraggio bioacustico notturno durante varie ricerche. Altri da citare per le alture, pareti rocciose e il manto forestale del biotopo sono il picchio rosso maggiore, la rondine montana, ( conta alcune colonie presso varie falesie marginali al lago), il rondone maggiore, lo stiaccino, il fanello, il codirossone, l'upupa, il piccione selvatico, il succiacapre, il sordone, lo spioncello, la passera lagia, lo zigolo giallo, il calandro, l'averla piccola e la balia dal collare, che talvolta sono visibili nei terreni in secca o sulle rive delle pozze dove abbondano boscaglie e arbusti. Si annovera poi la nidificazione annuale del corriere piccolo con un paio di coppie osservate da alcuni anni.

Tra le specie strettamente lacustri e nidificanti tra canneti e canali si annoverano invece germani reali, canapiglie, gallinelle d'acqua, tarabusi, alzavole, smerghi, folaghe, cannaiole, merli acquaioli e aironi cenerini, che formano varie garzaie nel periodo riproduttivo sui molti ontani del bacino. Da aggiungere poi una serie di molte osservazioni dirette nei mesi finali del 2025 riguardo un improvviso numero di uccelli pescatori giunti qui quali falco di palude, garzetta, airone bianco maggiore, martin pescatore, marangone minore, airone rosso e cormorano, tutti concentrati e attratti per un certo periodo in pozze dell'alveo da migliaia di pesci alloctoni, frutto di immissioni illegali durante i mesi precedenti, e costretti in affollati spazi minimi da siccità e cacciati da questi predatori. Comune nelle acque il ditisco e nelle zone di macchia e boscaglia si registrano molte specie di microlepidotteri e di coleotteri, insieme a vari lepidotteri. Da menzionare tra questi la rara Rosalia alpina. Tra le specie di rettili che vivono presso radure o praterie umide, dove si adattano all'arrivo e ritiro annuale delle acque, troviamo il ramarro, il colubro di Esculapio, il biacco, la vipera e la natrice tassellata, quest'ultima abituale cacciatrice dell'ecosistema pantanoso e poi gli anfibi, che sono sicuramente la varietà più ricca e interessante: il Biotopo vanta un gran numero di essi come tritone alpino, tritone punteggiato, salamandra pezzata, ululone dal ventre giallo, rospo comune, rana montana, rana dalmatina, rospo smeraldino e raganella tutti ben diffusi qui e che ogni primavera a frotte migrano nelle acque del lago ricostituito per deporre e poi tornare settimane dopo nei boschi adiacenti. Per la salvaguardia delle centinaia di anuri e urodeli durante questi spostamenti lungo la trafficata strada statale 240 di Loppio e di Val di Ledro, sono state posizionate barriere e tunnel appositi sotto il manto stradale per convogliarli direttamente al lago senza rischi di essere investiti da autovetture in transito.

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