Pietro Cociancich (italianizzato in Pietro Canziani; Umago, 7 marzo 1884 – Castelfranco Emilia, 17 settembre 1944) è stato un anarchico italiano.
Biografia
Cociancich nacque a Umago, città istriana appartenente all'epoca all'impero austriaco, figlio di Antonio e Maria Vouk. Falegname di professione, si avvicinò al movimento anarchico da giovane e si unì ai movimenti triestini, ben sorvegliati dai poliziotti asburgici. Servì nella Grande Guerra, dove fu marinaio nella Marina austriaca.
Quando il Litorale passa al Regno d'Italia si ritrova a lottare contro i fascisti, ad esempio difendendo la Camera del Lavoro di Trieste: per questo motivo le squadracce bruceranno casa sua.
Nel settembre del 1925 trovarono un pezzo di granata a casa sua e lo denunciarono, e l'anno seguente fu arrestato a Oneglia, mentre cercava di lasciare il paese illegalmente. Nel 1928 fu arrestato a Fiume, dove cercava lavoro o dove era fuggito, per possesso di denaro contraffatto. Sempre nello stesso anno la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale di Torino lo definisce l'anarchico più attivo di Trieste.
Nel 1930 lasciò l'Italia per lavorare in Francia, lasciando la moglie e il figlio a Trieste. Lì iniziò la lotta armata contro le strutture fasciste: il 14 gennaio 1932, dopo essersi assicurato che non ci fosse nessuno dentro, fece saltare in aria insieme a Dante Fornasari la Casa degli Italiani ad Aubagne, dove avevano sede le associazioni degli ex combattenti, utilizzate dal regime per spiare gli esuli antifascisti. La bomba esplode troppo presto e Fornasari viene rapidamente arrestato dalla polizia, mentre Cociancich viene catturato poco dopo.
Processato nel tribunale di Aix-en-Provence, dove si assume la piena responsabilità morale e politica di quanto è accaduto, viene condannato a cinque anni di carcere. Al suo processo, che diventerà quasi un processo al fascismo, testimonieranno Giobbe Giopp, Emilio Lussu, Mario Angeloni e Luigi Campolonghi.
Una volta scontata la pena andò a Barcellona il 17 giugno 1937 e si unì alle forze libertarie che combattevano contro Francisco Franco: grazie alla sua esperienza di marinaio fu inserito nella colonna Tierra y Libertad ma, con la sconfitta dei repubblicani, tornò in Francia, dove venne detenuto in un campo di detenzione per i fuggiaschi dalla guerra in Spagna, dove rischiò l'estradizione in Italia.
Fuggì quindi dal campo per il Belgio, dove nel novembre del 1940 fu arrestato e imprigionato con l'accusa di possesso di un passaporto falso. Quando i nazisti occupano il Belgio, la Gestapo lo rimandò in Italia e il governo lo inviò al confino a Ventotene: vi rimarrà poco, infatti poco dopo verrà portato nel carcere romano di Regina Coeli, accusato di aver preso parte all'attentato del 1928 a Vittorio Emanuele III in Piazza Giulio Cesare che aveva lasciato 20 morti.
Dopo essere stato interrogato sulla sua relazione con Giobbe Giopp ed Emilio Lussu, fu portato al carcere di Castelfranco Emilia, dove incontrò Claudio Pavone e morì in un bombardamento.
