La Menorah (in ebraico מְנוֹרָה?, candeliere, in italiano anche menorà) è una lampada a olio a sette braccia che nell'antichità veniva accesa all'interno del Tempio di Gerusalemme attraverso la combustione di olio consacrato.
Il progetto originale, la forma, le misure, i materiali e le altre specifiche tecniche si trovano per la prima volta nella Tōrāh, nel libro dell'Esodo, in corrispondenza delle regole inerenti al tabernacolo: le stesse regole adottate poi per il Santuario di Gerusalemme.
È tradizionalmente uno dei simboli più antichi della religione ebraica.
Descrizione e aspetto
Nella Bibbia
La Menorah è descritta nella Bibbia ebraica come rivelata da Mosè direttamente dallo stesso Yahweh:
Il Libro dei Numeri aggiunge che le sette lampade devono illuminare la parte anteriore del candelabro e ribadisce che la lampada fu realizzata secondo il modello mostrato a Mosè sul monte.
Altre fonti
Fonti talmudiche descrivono la Menorah originale come alta (senza la piattaforma alla base) 18 palmi (tre cubiti), ovvero circa 1,62 metri. Storicamente era sorto un dibattito fra diversi studiosi sulla forma esatta dei bracci, dritti secondo alcuni, curvi e semicircolari secondo altri. Sebbene la maggioranza delle opinioni le abbia spesso identificate come curve, la questione è tuttora considerata dibattuta da alcuni fonti rabbiniche.
Nel tabernacolo d'Israele, la menorah era d'oro e di disegno simile a quello delle comuni lampade (o candelabri) d'uso domestico, era adorna di pomoli e fiori alternati e aveva un'asta centrale e tre braccia per parte, che sostenevano in tutto sette piccole lampade. Per queste lampade si usava solo olio di oliva puro di olive schiacciate.
Una famosa raffigurazione della Menorah, nella sua versione a bracci curvi, è presente sull'Arco di Tito a Roma, eretto in memoria della prima guerra giudaica combattuta dall'imperatore Tito in Galilea. Nel 2009 sono state rinvenute le rovine di una sinagoga a Magdala, con reperti risalenti a prima della distruzione del Secondo Tempio. All'interno delle rovine di quella sinagoga è stato rinvenuto un blocco di pietra scolpito, che presentava sulla superficie, tra altre decorazioni, una raffigurazione della Menorah a sette bracci che differiva per i suoi bracci poligonali da quella sull'Arco di Tito, e che potrebbe essere stata scolpita da un testimone oculare della Menorah realmente presente all'epoca nel Tempio di Gerusalemme.
Simbolismo
In quanto portatrice di luce, la Menorah è stata identificata come il simbolo dell'illuminazione divina che raggiunge tutti gli uomini. Il fatto che la fiamma centrale fosse sempre accesa, inoltre, stava ad indicare l'eternità della rivelazione e del patto di Dio con Israele.
I suoi sette bracci rappresentano tradizionalmente i sette giorni della creazione (con il sabato al centro), oltre che i 7 pianeti.
Secondo alcune tradizioni la Menorah richiama inoltre il roveto ardente in cui si manifestò a Mosè la voce di Dio sul monte Oreb, e in quanto portatrice di luce, la presenza di Yahweh nel Tempio e la saggezza divina donata agli uomini,. Secondo altre, i sette bracci rappresentano il sabato (al centro) e i sei giorni della creazione.
Differenze con la Hanukkiah
La Menorah a sette bracci non va confusa con la Hanukkiah, un candelabro a nove bracci utilizzato esclusivamente durante la festività di Hanukkah. Mentre la Menorah del Tempio ha sette rami come prescritto nella Tōrāh per l'illuminazione del Santuario, la Hanukkiah possiede otto bracci principali più uno centrale o laterale chiamato shamash ("servitore") usato per accendere gli altri. Questa struttura a nove luci commemora il miracolo dell'olio della riconsacrazione del Tempio, i cui dettagli storici e religiosi sono descritti nel Talmud babilonese all'interno del trattato Shabbat 21b.
Storia


La Menorah era uno degli elementi decorativi riservati al tabernacolo, l'area più santa del Tempio di Gerusalemme. Secondo il Libro dell'Esodo, le lampade della Menorah venivano accese ogni giorno con olio d'oliva fresco e consacrato e rimanevano accese dalla sera fino al mattino. Giuseppe Flavio afferma che tre delle sette lampade potevano rimanere accese anche durante il giorno; tuttavia, secondo un'opinione riportata nel Talmud, solo la lampada centrale rimaneva accesa tutto il giorno, nella quale veniva versata la stessa quantità di olio delle altre. Sebbene tutte le altre luci fossero state spente, quella lampada continuava a bruciare l'olio, nonostante fosse stata accesa per prima. Questo miracolo, secondo il Talmud, era considerato un segno che la Shekhinah (la presenza divina) dimorava in mezzo a Israele. Nomi tradizionali della lampada erano ner hama'aravi ("lampada occidentale"), a causa della direzione del suo stoppino, e ner Elohim ("lampada di Dio"). Sempre secondo il Talmud, il miracolo del ner hama'aravi terminò dopo il sommo sacerdozio di Simone il Giusto nel III o IV secolo a.C..
Secondo il Secondo Libro dei Re e i Libri delle Cronache, Salomone fece realizzare dieci copie della Menorah che furono collocate nell’heikhal, la sala principale del Tempio di Salomone. Secondo il Libro di Geremia, i candelabri furono portati via dal generale babilonese Nebuzaradan in seguito alla distruzione di Gerusalemme nel 587 a.C..
Il destino della Menorah originale è tuttora oscuro: fatta interamente d'oro, d'un sol blocco, venne con molta probabilità portata a Roma quando dopo la conquista della terra di Israele da parte di Tito nel 70. Giuseppe Flavio riporta che sarebbe stata conservata ed esposta come trofeo nel Tempio della Pace. Secondo altre testimonianze, sarebbe rimasta a Roma fino al sacco di Roma del 455 finendo poi, dopo alterne vicissitudini, a Cartagine o a Costantinopoli. Da qui in poi se ne perdono le tracce. La presenza della Menorah a Costantinopoli venne attestata da Procopio di Cesarea, secondo il quale l'imperatore Giustiniano I l'avrebbe poi rimandata a Gerusalemme, per paura che il destino infausto che l'oggetto aveva portato a Roma e Cartagine si abbattesse anche sulla sua città. Altre tradizioni ebraiche sostengono invece che la Menorah trafugata da Tito fosse una copia (come provato dalle incongruenze fra il bassorilievo raffigurato sull'arco di Tito e la forma conosciuta della Menorah biblica). Quella vera sarebbe stata nascosta in previsione della distruzione del secondo Tempio di Gerusalemme. Altre interpretazioni ritengono possibile che la Menorah sia nascosta in Vaticano.
Lo scrittore Stefan Zweig nella novella Il candelabro sepolto immagina che la Menorah sottratta agli Ebrei da Tito fosse quella originale, forgiata dalle mani di Mosè; trafugata dai Vandali nel 455 e portata a Costantinopoli da Belisario nel 534, nel racconto di Zweig la Menorah sarebbe ritornata rocambolescamente in possesso degli Ebrei.
Uso moderno
Nelle sinagoghe, oltre a una lampada semplice a olio sempre accesa di fronte all'Aron, chiamata ner tamid (fiamma eterna), è spesso presente una menorah o una sua rappresentazione. La Menorah è inoltre l'elemento principale di numerosi monumenti commemorativi dell'Olocausto.
Una menorah è rappresentata sullo stemma dello Stato di Israele, basata sulla rappresentazione della menorah sull'Arco di Tito.
Nella religione cristiana

Nell'arredo liturgico medievale di molte chiese cristiane europee si trova un candeliere a sette braccia, emulato sul simbolo originale ebraico. Il più antico esistente tra questi è il candelabro a sette braccia di Essen conservato nella sua cattedrale di Essen in Germania. Nella prima cristianità, infatti, il "sette" simboleggiava l'unità del divino e del terreno, poiché univa il "tre" della trinità e il "quattro" dei punti cardinali terrestri. Allo stesso tempo, il numero sette rappresentava i sette doni dello Spirito Santo, mentre il candelabro rappresentava Cristo stesso.
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