La battaglia di Nave si svolse il 24 ottobre 1401 vicino a Nave nei pressi di Brescia. In questo scontro, un esercito agli ordini del re dei romani Roberto di Baviera si scontrò con quello di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano e dei suoi alleati. Roberto di Baviera, dal canto suo, era aiutato da Firenze, nel tentativo comune di fermare le ambizioni territoriali dei Visconti ma principalmente ottonere l'incoronazione imperiale.
Antefatti
Dopo la deposizione dell'imperataore Venceslao e l'elezione ed incoronazione a nuovo re dei romani il 2 febbraio 1401 a Francoforte, Roberto di Baviera, supportato dai partigiani di Bernabò Visconti prima tra tutti la regina di francia Isabella, si affrettò ad annunciare la sua prossima discesa in Italia al fine farsi incoronare Imperatore.
La notizia fu accolta da Firenze con entusiasmo. La quale mandò l'ambasciatore Bonaccorsi Pitti per iniziare una trattativa con il re promettendo un contributo di 100.000 fiorini per combattere il Visconti. Non giuducata sufficiente la cifrà essa fu prima alzata da Roberto a 500.000 e poi concordata a 200.000. I fiorentini per spronarlo arrivarono a tal punto da architettare un finto avvelenamento per opera del suo medico pagato dal duca di Milano. I fiorentini seppero dunque conquistare la sua fiducia, portandolo a denunciare il Visconti presso tutte le corti europee.
Era accompgnato dal figlio di Taddea Visconti e fratello della regina di francia, Ludovico e da Carlo e Mastino Visconti figli di Bernabò e speranzosi di trovare alleati fedeli alla memoria del padre. Mentre il cugino Gian Galeazzo tentò a più riprese accordi con i cugini offrendo pensioni e feudi minori, ma venendo sempre rifiutato non fidandosi delle sue promesse. Tra cavalieri e balestrieri aveva poche migliaia di armati.
Gian Galeazzo per tutelarsi, minacccitao da un accerchiamento sia diplomatico che militare si riconciliò grazie al supporto del duca di Orleans con il re di Francia, supportando le pretese francesi di una signoria a Genova e successivamente arrangiando un matrimonio tra la figlia del re ed il suo erede Giovanni Maria.
Aveva richiamato da Bologna molti condottieri italiani tra cui Jacopo dal Verme, Facino Cane, Alberico da Barbiano ed Ottobono de Terzi e Pandolfo Malatesta. In tutto aveva 4500 lance al suo servizio. Lo stesso Giovanni Maria era presente per fare una prima esperienza bellica.
Roberto arrivò a Trento i primi di ottobre, da lì il 17 scendette lungo lungo le valli del Sarca e del Chiese evitando Verona, e poi mise il campo a Nave presso presso Brescia il 21 ottobre.
Battaglia
Il Visconti non conoscendo il numero delle forze nemiche ordinò ai suoi di rinchiudersi dentro le mura di Brescia e delle città vicine, senza attaccare il nemico ma preparandosi ad ogni evenienza. Così il 24 ottobre quando dall'accampamento nemico usciro drappelli in cerca di approvigionamenti, questi furono intercettati da Facino Cane ed Ottobono de Terzi che con 800 cavalieri li ricacciarono nell'accampamento penetrandovi senza nessuno sforzo.
Riportarono poi a Brescia un bottino di oltre mille cavalli, due stendardi e molti importanti prigionieri tra cui il duca Carlo di Lorena.
Conseguenze
Il breve scontro fu sufficiente a fermare l'aggressione imperiale: molti tra i nobili tedeschi, in particolare il duca Leopoldo d'Austria e l'arcivescovo di Colonia i quali avevano contato sulle discordie italiane e su ribellioni contro il Visconti non erano né intenzionati, né preparati a combattere, dunque il giorno successivo annunciarono a Roberto il loro ritorno in patria il quale a quel punto gli seguì ritirandosi a Trento e ponendo fine alla campagna.
Fu una disastrosa notizia per i fiorentini i quali necessitavano il suo aiuto per combattere il Visconti. Perdipiù il re richiese a Firenze i fiorini non ancora versati dichiarando che egli aveva rispettato i patti nel combattere Gian Galeazzo. Questi dunque si incontrarono a Padova con gli ambasciatori fiorentini i quali dismisero ogni impegno finanziario. La sola Venezia che aveva svolto il ruolo di mediatrice tra le due parti tornò a discutere senza risultati di una nuova e più seria spedizione contro Milano fino alla partenza di Roberto per la Germania nel 1402.
Fu un grande trionfo per il duca di Milano che avrebbe trovato oramai poca opposizione all'avanzata delle sue cavallerie.