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dipinto di Tiziano Vecellio conservato alla Galleria Borghese

Amor sacro e Amor profano

Amor sacro e Amor profano

L’essenziale

data di fondazione o creazione1514
altezza118cm
istanza didipinto
paeseItalia
genereallegoria
Tutti i dati del template 5
Autore
Tiziano
Data
1514-1515 circa
Tecnica
olio su tela
Dimensioni
118×278 cm
Ubicazione
Galleria Borghese, Roma

LAmor sacro e Amor profano è un dipinto a olio su tela (118 × 278 cm) di Tiziano, databile al 1514-1515 circa e conservato nella Galleria Borghese di Roma.

Storia

La figura femminile vestita, tradizionalmente indicata come Amor profano o Venere terrena
La figura femminile vestita, tradizionalmente indicata come Amor profano o Venere terrena
Francesco Di Bartolo, L'Amor sacro e l'Amor profano da Tiziano, bulino, 1877
Francesco Di Bartolo, L'Amor sacro e l'Amor profano da Tiziano, bulino, 1877
2 immagini

Lo stemma di Niccolò Aurelio, visibile sul fronte della fontana-sarcofago, e quello della famiglia Bagarotto, posto sul fondo del bacile d'argento, hanno permesso di collegare l'opera alle nozze celebrate il 17 maggio 1514 tra il veneziano Niccolò Aurelio, segretario del Consiglio dei Dieci, e Laura Bagarotto. Il padre della sposa, il giurista padovano Bertuccio Bagarotto, era stato giustiziato nel 1509 con l'accusa di aver tradito la Serenissima durante la guerra della Lega di Cambrai.

La provenienza più antica del dipinto non è documentata con certezza. L'opera entrò probabilmente nella collezione Borghese attraverso l'acquisto, compiuto nel 1608 dal cardinale Scipione Borghese, di sessantun dipinti appartenuti al cardinale Paolo Emilio Sfondrati. È ricordata con ogni probabilità nella raccolta già nel 1613 e risulta sicuramente presente nella villa fuori Porta Pinciana nel 1622-1623, quando Antoon van Dyck la riprodusse nel proprio taccuino italiano.

Nel 1877 Francesco Di Bartolo tradusse il dipinto a bulino per la Regia Calcografia, su commissione ministeriale. L'opera costituì la prima grande commissione a bulino affidata all'incisore dall'istituto romano.

Il soggetto del dipinto, ricco di elementi simbolici, è tra i più discussi dell'intera produzione tizianesca e ha generato nel tempo numerose proposte interpretative. A esso dedicarono studi specifici, tra gli altri, De Logu e Giulio Carlo Argan.

Descrizione

La figura femminile nuda, tradizionalmente indicata come Amor sacro o Venere celeste
La figura femminile nuda, tradizionalmente indicata come Amor sacro o Venere celeste

In un paesaggio aperto due figure femminili, una riccamente vestita e una quasi nuda, siedono ai lati di un antico sarcofago trasformato in fontana. Tra loro un putto alato immerge un braccio nell'acqua e la mescola. Le due donne presentano una fisionomia molto simile, quasi speculare, ma sono associate a distinti attributi e ambiti simbolici.

La figura vestita indossa abiti riferibili a una sposa veneziana del primo Cinquecento e reca una cintura, una corona di mirto e un bacile d'argento sul cui fondo compare lo stemma dei Bagarotto. Alle sue spalle si apre un paesaggio collinare con una città fortificata; poco più avanti sono raffigurate due lepri, tradizionale augurio di fecondità.

La figura nuda tiene nella mano sinistra un recipiente acceso dalla fiamma. La sua nudità è stata interpretata come allusione alla verità e alla bellezza divina, prive di ornamenti. Sullo sfondo compaiono cavalieri, cani, un pastore con il gregge, una coppia di giovani e un abitato dominato da un campanile.

Il fregio scolpito sulla fronte del sarcofago mostra scene di violenza e di punizione, mentre l'acqua che lo riempie lo trasforma simbolicamente da immagine di morte in fonte di vita. Il putto, identificato con Amore, svolge una funzione mediatrice tra le due figure e tra i diversi significati attribuiti alla composizione.

Il paesaggio è diviso in due parti da un albero posto quasi al centro della scena, dietro il putto; ciascuna porzione accompagna una delle due figure femminili.

Interpretazione

Il putto che mescola le acque
Il putto che mescola le acque
Il cavaliere diretto al castello
Il cavaliere diretto al castello
Il paesaggio con il campanile sullo sfondo
Il paesaggio con il campanile sullo sfondo
3 immagini

Il titolo con cui l'opera è oggi nota non è originario, ma deriva dalle denominazioni attribuitele negli inventari e nei cataloghi della collezione Borghese, in particolare nel 1792 e nel 1833. Esso riflette una lettura moralistica della contrapposizione fra le due figure.

Tra i titoli registrati nel tempo figurano Beltà disornata e beltà ornata (1613), Tre Amori (1650), Amor profano e Amor divino (1693) e Donna divina e donna profana (1700). Anche in epoca moderna le proposte per identificare il soggetto sono state numerose. Wickhoff (1895) vi riconobbe Venere che persuade Medea, sulla base degli Argonautica di Valerio Flacco; Gerstfeld identificò nella donna vestita Violante, figlia di Palma il Vecchio, confrontandola con il presunto ritratto oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna; Wind interpretò le due figure come Amore celeste e Amore umano.

Il titolo tradizionale, pur non corrispondendo necessariamente al significato originario dell'opera, continua a essere utilizzato e mette in evidenza il dualismo che struttura la composizione.

Interpretazione letteraria

Un'interpretazione a lungo discussa collegò il dipinto allHypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, pubblicata nel 1499. Hourtiq, Panofsky e Saxl identificarono le due donne con Polia e Venere; proposte affini, anche se meno puntuali nell'identificazione dei personaggi, furono avanzate da Clerici (1918), Friedländer (1938), Wischnitzer-Bernstein (1943), Della Pergola (1955) e Mayer (1939), il quale ipotizzò che il tema fosse stato suggerito da Pietro Bembo.

La decorazione della fontana è stata interpretata come un intreccio di simboli di morte e rinascita. Le scene del rilievo furono lette, tra l'altro, come Venere che si ferisce nel soccorrere Adone aggredito da Marte, oppure come il ratto di Proserpina. In questo quadro interpretativo, la donna vestita è stata identificata con Polia o con Proserpina.

Interpretazione filosofica

Un altro filone interpretativo ha collegato il dipinto al neoplatonismo rinascimentale e, in particolare, alla distinzione fra Venere celeste e Venere volgare o terrena.

La donna nuda è stata interpretata come Venere celeste, immagine della bellezza universale e spirituale, mentre la figura vestita rappresenterebbe la dimensione terrena e civile dell'amore. Il putto posto al centro assumerebbe così il ruolo di mediatore fra cielo e terra, spiritualità e desiderio.

Anche il paesaggio è stato letto in rapporto a questa opposizione: a sinistra, dietro la donna vestita, il sentiero in salita e il castello sono stati associati alla dimensione civile e al cammino verso la virtù; a destra, il gregge, la coppia e il campanile evocano la vita quotidiana, pastorale e religiosa. Cantelupe sviluppò un'ampia lettura iconologica, individuando nella composizione elementi cristiani e pagani.

Interpretazione nuziale

Dopo l'identificazione degli stemmi di Niccolò Aurelio e Laura Bagarotto e la ricostruzione delle circostanze della commissione, l'interpretazione nuziale ha assunto un ruolo centrale negli studi. Il dipinto viene generalmente collegato alle nozze del 17 maggio 1514 e letto come un'allegoria dell'amore coniugale.

Le due figure femminili, simili al punto da apparire gemelle, sono state interpretate come espressioni complementari dell'unione matrimoniale, nella quale la dimensione privata del desiderio e quella pubblica della dignità coniugale non si escludono, ma vengono armonizzate dall'azione di Amore.

La donna vestita possiede gli attributi della sposa: l'abito chiaro, i guanti, la cintura, il mirto e il bacile con lo stemma familiare. La coppia di lepri sullo sfondo costituisce un augurio di fecondità, mentre la città fortificata richiama la dimensione civile del matrimonio.

Stile

Violante (Kunsthistorisches Museum)
Violante (Kunsthistorisches Museum)
Salomè (Galleria Doria Pamphilj)
Salomè (Galleria Doria Pamphilj)
Donna allo specchio (Louvre)
Donna allo specchio (Louvre)
Giovane donna con veste nera (Kunsthistorisches Museum)
Giovane donna con veste nera (Kunsthistorisches Museum)
Sacra conversazione Balbi (Fondazione Magnani-Rocca, dettaglio)
Sacra conversazione Balbi (Fondazione Magnani-Rocca, dettaglio)
Flora (Uffizi, dettaglio)
Flora (Uffizi, dettaglio)
Venere Anadiomene (National Gallery of Scotland)
Venere Anadiomene (National Gallery of Scotland)
Vanità (Alte Pinakothek)
Vanità (Alte Pinakothek)
8 immagini

L'opera mostra ancora l'influenza di Giorgione, soprattutto nell'ambientazione paesistica e nell'uso del colore secondo la tecnica del tonalismo, ma rivela già una costruzione più salda delle figure e una maggiore articolazione narrativa e simbolica.

La fisionomia delle due donne ricorre in numerose opere di Tiziano dello stesso periodo, dalla santa Caterina della Sacra conversazione Balbi alla Donna allo specchio del Louvre, dalla Vanità alla Flora.

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Testo da Wikipedia, CC BY-SA 4.0 · Voce originale